Schermata 2020-07-12 alle 11.25.54

Musica e Fotografia 2

Sicuramente se non avessi fatto il fotografo, avrei provato a fare il musicista ….. troppa grande è l’emozione ed energia che scatena dentro di me la musica.

Ma pur facendo fotografia nella vita le due passioni hanno continuato a vivere in parallelo dentro di me. Come ho scritto nell’articolo precedente l’unione di queste due arti sublima la ns percezione dell’opera.

La volta scorsa ho preso un esempio simbolo di questa unione, il rapporto tra Robert Mapplerthorpe e Patty Smith, come promesso oggi voglio portarVi un altro grande esempio di questa contaminazione: Andy Warhol e i Velvet Underground.

Stessi anni , 60th ……  stessa location : Grenvich Village . Il luogo dove TUTTO è cambiato, dove la trasformazione artistica ha investito una grande trasformazione sociale nei giovani e nella società. 

P.S. film super consigliato : Across the Universe per capire cosa succedeva in quegli anni a NY.

Andy Warhol & Velvet Underground

Stessi anni 60, clima Newyorkese e voglia di creare , stupire, rivoluzionare.

Nello studio di Andy, la “Factory” c’era di tutto, un contenitore dove culture arti e trasgressione si incontravano.

Oltre ad essere serigrafia, era un luogo di ritrovo per artisti, attori di film hard, drag queen e musicisti.

Questi “operai dell’arte” svilupparono un’atmosfera tale da permettere all’artista di creare quelle immagini, suoni di massa, allo stesso modo in cui le industrie capitalistiche producono in massa prodotti per i consumatori.

Siamo nel 1965 quando Warhol e i Velvet si incontrarno al Cafè Bizarre nel Greenvich Village a NewYork. La band era appena stata licenziata dopo un esibizione ritenuta troppo scandalosa e volgare. Warhol, da spettatore di quello show, ne rimase folgorato.

E fu così che Warhol incontrò Lou Reed divenendo mentore della sua band: “ I Velvet Underground”, ed offrendo la Factory come sala prove. Al gruppo si aggiungerà per volere di Warhol anche Nico, chanteause tedesca che porterà il primo disco prodotto da Warhol stesso, una donna con un anima ancora più metropolitana.

Andy non fu il produttore musicale, ma quello “nominale” delle sessioni, le finanziò, presenziò ad esse, incitò la band a costruire il sound live che lo aveva tanto colpito, scelse di aggiungere la modella Nico alla band, disegnò la copertina; il suo fu un vero e proprio lavoro di propaganda, di produzione, non musicale bensì artistica.

L’album, VELVET UNDERGROUND & NICO (1967), è un magma ipnotico, un sound graffiante e potente, che parte con la spiazzante ‘Sunday Morning‘, ballata eterea e a tratti paranoica, passando poi alla martellante ‘I’m Waiting for the Man’, plana dolcemente su ‘Femme Fatale’ per impattare nell’apocalittica ‘Venus in Furs’, ispirata al romanzo di Leopold von Sacher-Masoch. Poi, è la volta di  ‘All Tomorrow’s Parties’ (la preferita di Warhol), la orecchiabile ‘There she goes again’, la cavalcata blues ‘Run Run Run’, la dissonante e sinistra ‘The Black Angel’s Death Song’. E, ancora, la nichilista, ruvida e allo stesso tempo seducente ‘Heroin’: “Perché quando l’eroina è nel mio sangue/ e il sangue è nella mia testa/ ringrazio Dio, sto meglio che se fossi morto!/ ringrazio il vostro Dio che non sono cosciente”. Droga, sesso e vita quotidiana infarcivano i testi di Reed.

Gli spettacoli dei Velvet & Nico erano delle vere performance musicali/artistiche no political correct, uno spettacolo multimediale che univa musica cinema danza recitazione e fotografia. Andy proiettava sue opere, che venivano trasportate in un altra dimensione dalla musica di Lou Reed e John Cale, mentre ballerine seminude e DragQueen ballavano. E da un altro punto di vista  la musica prendeva un altro valore mentre si vedevano effetti di luce ed immagini vive e proiettate. E’ la prima volta nella storia che l’immagine incontra la musica con tale enfasi e potenza !

Il loro rapporto, foto e musica, divenne importante anche per la foto della copertina fatta da Warhol.

L’immagine sulla copertina non solo inviava messaggi equivoci, ma rispecchiava anche i contenuti musicali delle canzoni.

Questa sfacciataggine, mista a suoni precursori di un nuovo stile, non furono ben accolti dagli standard dell’epoca.

L’oggetto della copertina era una banana gialla su fondo bianco, all’estremità superiore destra vi era una piccola scritta: “Peel Slowly and see” (“Sbucciare lentamente e vedere”), l’istruzione portava a scoprire che la figura del frutto non era altro che un adesivo il quale una volta tolto rivelava una banana rosa shocking, ovvia metafora maliziosa.

Più che una semplice copertina si può parlare di un’opera d’arte contemporanea, ed è ciò che oggi è diventato.

Questa contaminazione tra fotografia e musica ha creato le fondamenta per quello che è diventato oggi una grande potenza di comunicazione: il videoclip.  

Il video non è altro che una sequenza di immagini, ed un artista come Warhol nelle sue sperimentazioni non poteva non toccare questa nuova arte, che contaminata dalla musica ha creato i noti videoclip. 

Ma ne parleremo nel prossimo articolo.

Schermata 2020-06-17 alle 16.05.18

LUCI GIUSTE PER VIDEOCHIAMATE PERFETTE

In tempi di Covid abbiamo scoperto _ riscoperto _ assaporato la bellezza ed importanza della comunicazione attraverso il web tramite videochiamate, webinar, workshoponline.

Ma proprio questa esplosione ha portato alla luce le grandissime difficoltà che si incontrano affrontando i video, specialmente se i soggetti siamo noi stessi ! Oggi non vi parlerò dei problemi tecnici, dei programmi da utilizzare, della rete in italia che è assolutamente insufficiente per poter gestire dirette facebook , ma di un problema ben più importante e che sta alla base nella gestione della videochiamata: la luce !

 

Così come fotografia significa disegnare con la luce, anche nel video se c’è una componente che è fondamentale per non apparire poco professionali ed improvvisati, è la luce. Il video infatti non è altro che il susseguirsi di immagini statiche, vive quindi di fotografia.

Avete mai notato quale è la grandissima differenza che vi lascia sbigottiti quando guardate una telenovelas argentina ……. o lo spot girato da teleromagna (riferimento casuale solo per dare l’idea) ed una produzione cinematografica americana di livello (per capirci un film da oscar) ?

Ebbene si …. è  la LUCE !! Nel primo caso ci ritroviamo un effetto finto come se avessero preso tutte le luci che avevano nel set e le avevano sparate direttamente sui soggetti.  Oppure non esiste luce artificiale e quella del sole viene utilizzata nel peggiore dei modi. Nel secondo caso ci ritroviamo immersi ed affascinati in situazioni dove ci sembra di vivere le scene entrandoci dentro e con emozioni che colpiscono il cuore!

E capirete benissimo che fondalmentalmente è solo una questione di budget, i soliti soldi !!!!

Non a caso nella geriarchia dei fotografi si va dal negozietto che fa ritrattini e battesimi, al fotografo matrimoni, al fotografo reportage, al fotografo industriale , al fotografo pubblicitario, e chi sta in cima alla piramide ? Il direttore della fotografia, il personaggio che crea le luci nel cinema. Sono pagatissimi, molto preparati, di solito è un fotografo pubblicitario che  frequenta un corso specializzato per il cinema …….   Un’eccellenza italiana è Vittorio Storaro : Apocalypse now (1979) –  L’ultimo imperatore (1987)

Tornando alle nostre dirette facebook o video lezioni o incontri che possiamo realizzare in un mondo dove comunicare a distanza sta prendendo sempre di più un peso importante nel workflow in tutti i settori, una base fondamentale per non sembrare sprovveduti è la luce che ci illumina, oltre all’audio.

Siccome non sono un tecnico del suono, con Mirna Casadei, la Homestaging più famosa in Italia, abbiamo realizzato una diretta IG molto bella su come poter risolvere l’illuminazione in casa anche senza troppi mezzi !!!!! Dopo la diretta visto l’importanza dell’argomento, ho realizzato questo video tutorial che vi spiega il concetto di luce diffusa ed illustra come costruirsi con pochi mezzi un diffusore (softbox) per illuminare se stessi al top quando realizziamo un video.

Scordatevi i famosi RING cinesi …… dove vado ne trovo uno per terra …. chiedo il motivo …. e tutti mi rispondono : “l’avevo comprato perchè dicevano è bellissima la luce che fa …. poi dopo due prove non l’ho più usato, ero orribile con luce sparata in faccia senza ombre e se metto gli occhiali un disastro”.

NOOOOO L'ANELLO NOOOOOOO

Imparare a gestire le luci, che siano naturali o artificiali, è la base fondamentale della fotografia.

Ma non preoccupatevi, anche molti fotografi professionisti non lo sanno, ed utilizzano le luci sempre nella stessa maniera, dando importanza solo alla modella e inquadratura …..

Vi lascio al mio video tutorial, che sarà il primo di una serie importante che troverete sul mio canale YouTube, nella McMau Light Academy , e che vi riporterò sempre nel mio blog.

Buona visione …… e attenti alla luce della finestra !!!!!!!

Schermata 2020-05-30 alle 15.02.21 B

Musica e Fotografia

Esistono molti modi per affrontare il rapporto tra la musica e l’immagine, fotografia.

I due mondi, ovviamente, si collegano prima di tutto a livello percettivo, mentale. Per una corretta impostazione della questione, si devono contemplare l’immenso territorio dell’immagine visibile e l’altrettanto vasto territorio dei suoni udibili.

Ogni segno, elemento o componente visiva, costituisce un “oggetto visivo”, inteso nel modo più generico possibile. Similmente un qualunque evento uditivo costituisce un “oggetto sonoro”.

Pensare alla corrispondenza tra due oggetti, uno sonoro ed uno visivo, come due espressioni, due manifestazioni di una stessa “entità”, essere super partes che emana espliciti stimoli AUDIOVISIVI.

In questo senso immagine e musica, oggetti visivi e sonori, non sono altro che due diverse manifestazioni dello stesso essere, che sia pensiero o semplice sensazione che colpisce l’anima.

La musica e la fotografia, dunque, sono strettamente collegate da un rapporto percettivo, mentale, artistico e culturale. Due espressioni artistiche così spesso legate tra loro in modo inseparabile, che nella vita degli autori la ritroviamo in continuazione.

Non è un caso che  difficilmente ho collaborato con grafici, Artdirector o colleghi fotografi che non amassero la musica, anzi che la musica non fosse parte imprenscindibile della loro vita. O facendo parte della musica come esecutori (chitarristi specialmente) o amandola a tal punto da seguire concerti , uscite discografiche, in maniera ossessiva, perchè senza di essa (la musica) non si è in grado di vivere (è come quando manca l’ossigeno per respirare).

A volte per capire a pieno un significato anche emotivo, l’una si avvale dell’altra; spesso la fotografia aiuta a capire ciò che la musica ha da dire e viceversa. Sin dai tempi in cui studiavo all’IED a Milano ero rimasto affascinato, ma non è la parola esatta ….. avete presente quando arriva uno tsunami e travolge una spiaggia ? No? …. neppure io ma credo che le immagini che abbiamo visto ci diano un’idea chiara !!  Beh mi aveva colpito in quel modo …… una scossa che mi è rimasta in tutta la mia vita da fotografo. Il top erano le proiezioni con proiettori Hasselblad 6×6 cm e musica di alto livello …….  Ora abbiamo grazie alla tecnologia tante possibilità creative ancora più coinvolgenti, ma il punto rimane quello: quando l’emozione dell’immagine incontra l’emozione della musica …… l’emozione che ne deriva viene amplificata di 10 volte.

Nella storia della fotografia e della musica, questo incontro ha raggiunto apici negli anni 60, quando il Greenvich Village di New York era il cuore pulsante di una società che cercava espressioni culturali che potessero scuotere le anime.

 

Patty Smith & Robert Mapplethorpe

Due ventenni squattrinati arrivano a New York alla fine degli anni 60. Si incontrano per caso, si amano, si lasciano quando lui scopre di essere omosessuale, ma restano amici e si aiutano per tutta la vita.

Anche quando diventano artisti famosi, anche quando lui muore e lei continua a conservare la sua memoria.

La storia di amicizia tra Patti e Robert si racconta in un libro, “Just Kids”, un ritratto inedite struggente del grande fotografo, un inno alla creatività per sempre giovane e un documento alla New York vitale e creativa di quegli anni.

Al centro di tutto c’è il loro legame umano ed artistico, quel modo complice di guardarsi che viene fuori dalla famosa copertina del primo album di Patty, “Horses”, del 1975, una foto che Mapplethorpe le fece senza luci,

senza assistenti, soli loro due in una stanza.

Questo rapporto si è creato tra un musicista ed un fotografo, tra fotografia e musica, un rapporto inequivocabile.

Questo legame tra i due, forte, che va al di la delle parole, piena di sfumature, intreccia amore, amicizia, vita e arte.

Patti, la sua musica rock, la sua voce rabbiosa, febbrile e dolente incarna una figura a metà tra una oscura sacerdotessa ed una passionaria politica.

Mapplethorpe, la sua fotografia in bianco e nero, con forti contrasti, una scultura scattata e scolpita in una foto incarnava, invece, una figura forte, allo stesso tempo fragile confusionaria. Per questo la sua esigenza di trovare “l’equilibrio” perfetto nelle sue fotografie. Entrambi creavano arte l’uno come ispirazione dell’altro, un mix che portò i due artisti ad esprimersi nel massimo della loro ispirazione e creatività.

Intervista di Patty Smith al Rolling Stone

“Il giorno prima che morisse, ho promesso a Robert (Mapplethorpe) che avrei scritto la nostra storia. Lo conoscevo da quando avevamo 20 anni ed eravamo Just Kids, solo due ragazzi, affamati della vita, creativi e senza un soldo. Abbiamo costruito tutto partendo dal nulla. Quando vivevamo al Chelsea Hotel non avevamo un telefono, non avevamo tv, mangiavamo una volta al giorno. Ma credevamo nella nostra visione e di notte lavoravamo alla nostra arte. Ho scritto il libro perché volevo che la gente sapesse chi era Robert, come si è formato, e che ciò che abbiamo fatto è a disposizione di tutti, quando arriva quel momento di battersi per le proprie idee. Volevo far capire ai ragazzi che non è la crisi che può fermarti, che può renderti infelice, che può impedirti di realizzare i tuoi sogni. Si può andare avanti con niente, e la cosa migliore di cui disporre è una persona con cui condividere questi momenti, qualcuno che creda in te. Ma devi essere tu il primo a credere in te stesso, nel tuo desiderio di scrivere, suonare, fare fotografie” Patti Smith (tratto dall’intervista su Rolling Stone Magazine)

In un prossimo articolo parlerò dell’altro esempio degli stessi anni che è la sintesi perfetta di questa fantastica unione di espressioni artistiche ….. Andy Warhol e i Velvet Underground.