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Musica e Fotografia 2

Sicuramente se non avessi fatto il fotografo, avrei provato a fare il musicista ….. troppa grande è l’emozione ed energia che scatena dentro di me la musica.

Ma pur facendo fotografia nella vita le due passioni hanno continuato a vivere in parallelo dentro di me. Come ho scritto nell’articolo precedente l’unione di queste due arti sublima la ns percezione dell’opera.

La volta scorsa ho preso un esempio simbolo di questa unione, il rapporto tra Robert Mapplerthorpe e Patty Smith, come promesso oggi voglio portarVi un altro grande esempio di questa contaminazione: Andy Warhol e i Velvet Underground.

Stessi anni , 60th ……  stessa location : Grenvich Village . Il luogo dove TUTTO è cambiato, dove la trasformazione artistica ha investito una grande trasformazione sociale nei giovani e nella società. 

P.S. film super consigliato : Across the Universe per capire cosa succedeva in quegli anni a NY.

Andy Warhol & Velvet Underground

Stessi anni 60, clima Newyorkese e voglia di creare , stupire, rivoluzionare.

Nello studio di Andy, la “Factory” c’era di tutto, un contenitore dove culture arti e trasgressione si incontravano.

Oltre ad essere serigrafia, era un luogo di ritrovo per artisti, attori di film hard, drag queen e musicisti.

Questi “operai dell’arte” svilupparono un’atmosfera tale da permettere all’artista di creare quelle immagini, suoni di massa, allo stesso modo in cui le industrie capitalistiche producono in massa prodotti per i consumatori.

Siamo nel 1965 quando Warhol e i Velvet si incontrarno al Cafè Bizarre nel Greenvich Village a NewYork. La band era appena stata licenziata dopo un esibizione ritenuta troppo scandalosa e volgare. Warhol, da spettatore di quello show, ne rimase folgorato.

E fu così che Warhol incontrò Lou Reed divenendo mentore della sua band: “ I Velvet Underground”, ed offrendo la Factory come sala prove. Al gruppo si aggiungerà per volere di Warhol anche Nico, chanteause tedesca che porterà il primo disco prodotto da Warhol stesso, una donna con un anima ancora più metropolitana.

Andy non fu il produttore musicale, ma quello “nominale” delle sessioni, le finanziò, presenziò ad esse, incitò la band a costruire il sound live che lo aveva tanto colpito, scelse di aggiungere la modella Nico alla band, disegnò la copertina; il suo fu un vero e proprio lavoro di propaganda, di produzione, non musicale bensì artistica.

L’album, VELVET UNDERGROUND & NICO (1967), è un magma ipnotico, un sound graffiante e potente, che parte con la spiazzante ‘Sunday Morning‘, ballata eterea e a tratti paranoica, passando poi alla martellante ‘I’m Waiting for the Man’, plana dolcemente su ‘Femme Fatale’ per impattare nell’apocalittica ‘Venus in Furs’, ispirata al romanzo di Leopold von Sacher-Masoch. Poi, è la volta di  ‘All Tomorrow’s Parties’ (la preferita di Warhol), la orecchiabile ‘There she goes again’, la cavalcata blues ‘Run Run Run’, la dissonante e sinistra ‘The Black Angel’s Death Song’. E, ancora, la nichilista, ruvida e allo stesso tempo seducente ‘Heroin’: “Perché quando l’eroina è nel mio sangue/ e il sangue è nella mia testa/ ringrazio Dio, sto meglio che se fossi morto!/ ringrazio il vostro Dio che non sono cosciente”. Droga, sesso e vita quotidiana infarcivano i testi di Reed.

Gli spettacoli dei Velvet & Nico erano delle vere performance musicali/artistiche no political correct, uno spettacolo multimediale che univa musica cinema danza recitazione e fotografia. Andy proiettava sue opere, che venivano trasportate in un altra dimensione dalla musica di Lou Reed e John Cale, mentre ballerine seminude e DragQueen ballavano. E da un altro punto di vista  la musica prendeva un altro valore mentre si vedevano effetti di luce ed immagini vive e proiettate. E’ la prima volta nella storia che l’immagine incontra la musica con tale enfasi e potenza !

Il loro rapporto, foto e musica, divenne importante anche per la foto della copertina fatta da Warhol.

L’immagine sulla copertina non solo inviava messaggi equivoci, ma rispecchiava anche i contenuti musicali delle canzoni.

Questa sfacciataggine, mista a suoni precursori di un nuovo stile, non furono ben accolti dagli standard dell’epoca.

L’oggetto della copertina era una banana gialla su fondo bianco, all’estremità superiore destra vi era una piccola scritta: “Peel Slowly and see” (“Sbucciare lentamente e vedere”), l’istruzione portava a scoprire che la figura del frutto non era altro che un adesivo il quale una volta tolto rivelava una banana rosa shocking, ovvia metafora maliziosa.

Più che una semplice copertina si può parlare di un’opera d’arte contemporanea, ed è ciò che oggi è diventato.

Questa contaminazione tra fotografia e musica ha creato le fondamenta per quello che è diventato oggi una grande potenza di comunicazione: il videoclip.  

Il video non è altro che una sequenza di immagini, ed un artista come Warhol nelle sue sperimentazioni non poteva non toccare questa nuova arte, che contaminata dalla musica ha creato i noti videoclip. 

Ma ne parleremo nel prossimo articolo.

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