Gastel portrait

Giovanni Gastel

Addio al grande poeta dell'immagine.

Gastel portrait
Dopo Raoul è morto un altro grande artista, credo il miglior fotografo di moda italiano.
Un nobile, un signore non solo di fatto ma anche nel cuore, (Figlio di Ida Visconti di Modrone. Nipote del regista Luchino Visconti) ,una persona di grande spessore, che è stato per me un grande maestro.
 

 Sin da quando ero andato ai tempi dell’IED nel suo studio a Milano, dove mi aveva colpito il numero incredibile di libri fotografici che aveva, è stato un artista da cui prendere spunto e farsi contagiare. Ricordo che cercavo di imitare il suo stile unico che aveva creato con Trussardi, che ha seguito per anni, dove la luce principale verso il soggetto veniva da un lato, mentre nel fondo la parte illuminata era dal lato opposto. Ed ogni sua immagine era spunto per creare qualcosa di nuovo.

 

 Credo che il divario con i fotografi di oggi “giovani” di moda sia un abisso incolmabile ….

Guardate il suo profilo instagram … merita solo per il pensiero per sua moglie ….. ma le foto …… dopo averle viste siete costretti ad andare a vedere un Newton o un Avedon, tutto il resto è ….. noia.
Penso che i suoi scatti siano sempre con una marcia in più, mai banali, sia tecnicamente che emotivamente …. mentre oggi fanno delle cose inguardabili ….. siamo tornati a vedere modelle buttate su mucchi di spazzatura o polistirolo …… e senza tecnica.
E’ come se un poeta sbagliasse i congiuntivi …..
Lui è sempre stato avanti, sin da quando lo seguivo da giovane, ma mi meraviglio delle cose incredibili che continuava a produrre …. e cavolo …. aveva solo 65 anni !!!!! 65 !!!!!!
 
Quante emozioni ancora ci avrebbe ancora donato !!!!
La sua tecnica è invidiabile, da Hasselblad e Sinar in pellicola 8×10 al digitale di Hasselblad e poi Canon, sempre al top, un uso delle luci incredibilmente perfetto e creativo, con il digitale un gusto per la postproduzione che nessuno può avere il coraggio di contraddire .
Gastel è la chiara evidenza che il mezzo è secondario, quello che conta è la tua visione e capatità di esprimere quello che hai di fronte con creatività. Poteva avere tra le mani una Polaroid 8×10″ o un dorso digitale su cui lavorare in photoshop, ma la Fotografia rimane la stessa. E ha continuato a produrre vere “opere d’arte” negli anni senza cambiare il suo gusto e capacità di emozionarci ritraendo la bellezza.
Mi ha colpito una sua frase:  ” nel ritratto non sono lo specchio , ma il Riflesso di chi ho davanti. “
Quando faccio un ritratto spetto che il soggetto finisca le sue pose dove cerca la sua dimensione, e. poi gioco con la seduzione, cercando di cogliere attraverso il mio animo la personalità di chi ho di fronte. 
Bellissimo, fondamentale , nella fotografia di ritratto. Un fotografo non sarà mai il mezzo in cui un personaggio o una modella si specchia per esprimersi come lui crede di sembrare ed essere, ma rifletterà sempre quello che vede ed il momento vissuto insieme al soggetto nello shooting.
Gastel diceva “mi lascio sedurre, sia uomo che donna” dove la seduzione va oltre il termine legato alla sensualità. E solo essendo sedotto puoi vedere e  tirare fuori l’anima di chi hai davanti. Ecco perchè i suoi ritratti sono così speciali, oltre a saper interpretare creativamente le emozioni che viveva in quel momento. 
 
Questo Covid …. non se ne può più.
 
Volevo ringraziarlo per la BELLEZZA che ha donato al mondo, perchè è di quella che l’uomo si nutre. E lui di arte ce ne ha donata tanta.
Ma quella bellezza dove non è vero che “tutto” è bello basta che ti piace …….  ma dove un’opera lo è se ti emoziona dentro, se chiunque passa e la vede si ferma 5 minuti estasiato ……
Oggi la fotografia dovrebbe imparare da personaggi come lui, non dai saltimbanco che fanno solo grandi parole, ma di emozioni in foto non sanno tirare fuori nulla !!
 
E’ grazie anche alle tue foto se sono riuscito a crescere come professionista e come fotografo.
 
Giovanni Gastel, penso per te sia riservato in cielo un posto speciale. 
RIP.
 

Ecco una galleria di immagini che mi hanno colpito, anche se la scelta è difficile per quanto sono le immagine di valore che ha prodotto nella sua vita.

movie

Fotografia e Musica _ 3

La nascita del VideoClip

Mi è sempre piaciuta Loredana Bertè , una donna bellissima e sensuale negli esordi, ma da quando nella ns piccola band avevamo inserito il brano “E la luna bussò”, rimasi affascinato dalla costruzione di quel brano.

Quando ho scoperto la sua vita  e la sua parentesi nella grande mela direi mi è diventata un mito !!

La fotografia che vedete sopra è la copertina del disco “Made in Italy” scattata da un discepolo di Man Ray che frequentava la Factory di Andy Warhol, Christopher Makos, scattata nel 1981.

La Berté era arrivata nella città americana nel ’78, ufficialmente per imparare l’inglese, in realtà per vivere il suo “primo anno sabbatico newyorchese”. Una permanenza di un anno e mezzo e alle lezioni di inglese si aggiunsero presto  visite ai teatri e ai locali della città. E tra gli incontri con gli artisti fu sicuramente decisivo quello con Andy Warhol che alla Berté aprì le porte della sua industria artistica, la FACTORY.

Loredana entrò subito nelle grazie di Warhol , conosciuto al Fiorucci Store e scambiata per una commessa. Iniziò a frenquentare tutto il suo ambiente, e fu soprannominata “Pasta Queen”, per le sue doti culinarie italiane.

Nacque così il video clip del brano MOVIE.

“Non è soltanto uno dei primi videoclip della storia della musica. Ha la firma eccellente di Andy Warhol e una protagonista sorprendente, Loredana Berté. Il video di “Movie”, una canzone dall’album “Made in Italy” che la Bertè pubblicò nel 1981, venne girato da Warhol a New York negli studi della mitica Factory: la cantante italiana, grazie al chroma key, canta nel video sullo sfondo delle strade e dei palazzi di New York, immagini girate da Warhol il giorno prima.” cit.

Purtroppo la Rai sta facendo razzia di contenuti interessanti da web con la scusa del copyright, e attualmente non è più disponibile. Io l’ho visto solo qualche mese fa ed inutile dire la parola che mi viene in prima battuta è “innovativo”.

            Signora Berté, come ricorda il videoclip con Andy Warhol?
“Quel videoclip è il risultato di un anno di amicizia vera. Incontrai Warhol nel negozio newyorchese di Fiorucci e ci intendemmo subito. Diventammo molto amici: era gentile, ironico, sensibile, mi invitò subito a frequentare la Factory, dove diventai di casa, e veniva spesso a casa mia alle ore più assurde per farsi cucinare tortellini e altri piatti italiani che adorava. Alla scuola di lingue che frequentavo c’era anche Pelé, che studiava lo spagnolo, e con lui e Andy diventammo inseparabili, eravamo sempre in giro”.

In quel soggiorno a New York lei lavorò anche al disco “Made in Italy”.
“Incontrai per caso Eumir Deodato e gli chiesi se conosceva una band con la quale potessi registrare qualche pezzo che avevo già a disposizione. Lui mi portò negli Electric Lady Studios dove aveva inciso Jimi Hendrix e mi presentò a questa band incredibile di musicisti neri, i ‘Platinum Hook’, che però avevano altri lavori da seguire. Così abbiamo registrato il disco un po’ per volta, senza fretta”.
E come avvenne la scelta di “Movie” da parte di Warhol?
“La sentì un giorno che venne a trovarmi nello studio di registrazione. Gli piacque molto e volle conoscere la traduzione del testo, non faceva mai nulla a caso. Il giorno prima del video se ne andò in giro per New York a realizzare le immagini della città che si vedono sullo sfondo. Poi quando fu il momento di girare il video utilizzò la tecnica del chroma key, mi fece salire su un grosso barattolo che coprì con un telo azzurro e quando vidi il girato ebbi la sorpresa di ritrovarmi in mezzo alla città. Ma non fu l’unico regalo che volle farmi: anche la copertina del disco, con la bandiera d’Italia sgualcita e il mio ritratto, è opera della sua Factory: le foto le scattò Christopher Makos, che era uno degli artisti del suo gruppo. A me sarebbe bastata la copertina”.

© Dall’intervista di Carlo Moretti a Loredana Bertè.

Come già descritto negli articoli precedenti, se un’immagine ha una forza di comunicazione che ti può arrivare al cuore, se abbiniamo all’immagine una canzone che rafforza il concetto, beh a questo punto tocca anche le corde della ns anima.

L’evoluzione perfetta che è chiara conseguenza di come queste due arti vivono bene insieme, è il video clip, oggi il mezzo più diffuso e visto nel campo musicale. In fondo un video non è altro che la sequenza di più fotogrammi, quindi più fotografie. Vero, intervengono ritmi tempi dissolvenze ed altri fattori, ma la bellezza del cinema è fatta se dietro c’è un bravo “direttore della fotografia” , in quanto il mezzo che lo rende unico è come nella fotografia “LA LUCE”, il mezzo che impressiona la pellicola , il film sia fotografico che cinematografico.

Dunque quale è stato il primo video clip della storia ?

Molti lo attribuiscono ai QUEEN con il video “Bohemian Rhapsody”, ma se vogliamo guardare con più attenzione non è così. 

Nel prendere in considerazione quale sia stato il primo videoclip della storia della musica, bisogna fare delle sottolineature: c’è differenza tra videoclip e videoclip pubblicitari; Negli anni 60 hanno iniziato a realizzare diverse video clip che hanno portato singoli e brani ad essere pubblicizzati attraverso una messa in onda televisiva. 

Negli anni 60 sono stati i Beatles i primi ad inaugurare la tendenza del videoclip promozionale.

In quest’ottica rientrano tutti i video realizzati negli anni ’60: in tante occasioni si tratta semplicemente di videoclip che filmano la formazione esibire un brano, in altre (come nel caso dei Beatles) di brevi spezzoni dei film riconvertiti in videoclip con l’utilizzo della musica.

Ancora una volta, è necessario citare una realizzazione che ha fatto storia per avere un riferimento storico preciso: in particolar modo si può guardare al videoclip di Subterranean Homesick Blues, canzone di Bob Dylan il cui videoclip rappresenta una delle prime forme di pubblicizzazione moderna; il video, tratto dal film Don’t Look Back di D. A. Pennebaker, un documentario sul tour di Bob Dylan del 1965, mostra lo stesso cantautore statunitense lasciar cadere fogli su cui è scritto il testo del brano: i fogli sono stati scritti da Donovan, Allen Ginsberg, Bob Neuwirth e Dylan.

Caso specifico da prendere in considerazione è anche quello di Bohemian Rhapsody, il cui videoclip – del 1975 – può strutturalmente definirsi come il primo della storia rock, grazie all’utilizzo di una regia, di effetti speciali e di post-produzioni ben visibili. Lo Troverete infatti citato in diverse fonti come il primo video clip della storia.

La nazione all’avanguardia è sicuramente  la Gran Bretagna, dove nasce la trasmissione televisiva TOP OF THE POP.  Nasce il “New pop” da cui nasce il moderno video musicale.

L’audiovisivo non si limita più a registrare, documentare, una performance live o in studio… invece contribuisce alle emozioni e al feeling del brano musicale, oltre a rispondere all’esigenza del pubblico di poter vedere i loro idoli.

Tramite i videoclip inoltre gli artisti mirano a creare o valorizzare la propria immagine di star del pop, creando quindi dei veri e propri spot pubblicitari di sè stessi, non soltanto del proprio brano musicale.

Ma la vera svolta è la nascita di MTV, il programma dove il palinsesto è composto dai video clip ed arriva in poco tempo ad un successo popolare trasformando il video musicale nel mezzo in cui più i giovani si avvicinano alla musica.

Ad oggi il Web e oggi i Social sono diventati diffusori all’ennesima potenza dove chiunque dal proprio smartphone può usufruire di queste produzioni che sono diventate pure opere d’arte nei livelli più alti.

 

 

Da allora sono stati creati dei veri film, con registi importanti.

Quali sono i migliori ? Beh, anche qui vale la regola del budget, là dove ci sono molti soldi sono possibili cose incredibili ….. un pò come le foto di Annie Leibovitz sulla Disney, avete visto la foto di Biancaneve ed una sua foto di Backstage ? Produzione cinematografica di svariate decine e decine di migliaia di $.

E’ chiaro che io ho sempre guardato non solo la forma, in quanto sia musica che fotografia mi parlano dentro e mi fanno crescere, e non mi emoziono certo solo per una precisione tecnica, ma è vero che a volte tanta professionalità diventa arte ! E’ chiaro prediligo il messaggio, ma rimango sempre affascinato e prendo molto da quello che l’uomo riesce a creare nel cercare la bellezza.

A seguire una scelta di videoclip premiati e che mi hanno colpito, la lista potrebbe essere lunghissima ma ho cercato di toccare le mille sfumature della musica.

 

Ed infine lo sapete per me è un autore che ha creato in parte quello che sono, Bob Dylan. Non lo troverete nelle classifiche, un brano che forse a pochi può piacere, ma se avete il coraggio di leggere il testo di questo brano uscito un anno fa che è salito nelle classifiche come ai vecchi tempi, una riflessione di un uomo anziano, ricco di vita , di esperienza, sempre stato avanti a tutti, il cui contributo per tutto quello che ascoltiamo di buono è stato fondamentale.

 

BUONA VISIONE